MEMORIA, CORAGGIO E SPERANZA. Commento al vangelo della domenica di don Sandro

  • by

Dieci lebbrosi sono guariti, ma uno solo è salvato, quello che torna indietro a ringraziare Gesù (Lc 17,11-19). Il vangelo della liturgia di questa domenica bene si inserisce nei giorni di festa del patrono San Serafino da Montegranaro. A cosa serve festeggiare? Ma soprattutto, cosa c’è da festeggiare in un tempo così confuso e difficile per tanti? Si fa festa per tenere accesa la speranza del futuro. Non si può tuttavia guardare al futuro senza fare memoria del passato. San Serafino non appartiene al passato come qualcosa che non ci riguarda più, non è ugesu_lebbrosina statua da museo, ma rappresenta per noi la memoria, più ancora le nostre radici. Serafino ci rimanda alle radici della fede che si alimenta di vita di preghiera e di carità verso tutti. Vivere senza fare memoria è come voler vivere senza radici. Dunque, per guardare al futuro con speranza è necessario fare memoria del passato. Tuttavia ancora non basta.  C’è il presente da vivere. E come vivere il presente? Il peggior nemico delle speranze dell’uomo, capace di spegnere l’amore, è la paura. Per vivere il presente, dunque, c’è bisogno di coraggio, di audacia. Il coraggio di credere, di amare e di lottare senza lasciarsi intimidire e spaventare. Un uomo di fede, come  ci insegna la vita di San Serafino, non è spavaldo ma coraggioso perché sa di essere perdonato, amato, sostenuto e salvato da Dio: le sue radici sono come  quelle di un albero piantato lungo corsi d’acqua (cfr. Salmo 1). Dunque la festa del santo patrono ci permette di vivere tre atteggiamenti: la memoria del passato, il coraggio nel presente e la speranza nel futuro.  Che Dio, per intercessione di San Serafino, benedica le attese e le speranze di ciascuno. Buona festa! Don Sandro