«SVEGLIATI, O TU CHE DORMI, RISORGI DAI MORTI…»

Quest’anno i cristiani cattolici e ortodossi – accomunati dalla stessa fede –  festeggiano la Pasqua nella stessa data, 16 aprile. La prossima volta capiterà nell’anno 2025. Le chiese orientali ci offrono, tra le altre ricchezze, l’antica tradizione delle “icone”. Non sono dei semplici quadri sacri, ma trasmettono profonde verità di fede che inducono alla contemplazione e alla preghiera chi le “legge” con attenzione. Una delle icone più significative è l’icona della risurrezione (anastasis, in lingua greca). Ne proponiamo la spiegazione che ne fa Mons.
, arcivescovo di Corfù.

«La tradizione bizantina, per raffigurare la Risurrezione, situa il Cristo risorto nella discesa agli inferi e questo per un preciso motivo teologico. Cristo non è un solitario che trionfa sulla morte, ma è il Capo del Corpo che è la Chiesa, l’umanità redenanastasista. Morendo distrugge la morte e risuscitando trascina verso la nuova vita l’umanità rappresentata da Adamo ed Eva che il Risorto, prendendo per mano, fa loro partecipe della sua risurrezione. <Colui che nel Paradiso disse ad Adamo: “Dove sei?” è salito sulla croce per cercare colui che era stato perduto. Egli è disceso negli inferi dicendo: “Vieni allora mia immagine e mia somiglianza”> (dall’Inno di Sant’Efrem il Siro). Il corpo del Risorto è deificato, trasfigurato definitivamente, perciò le sue vesti sono candide, emanano luce, fanno così partecipe della sua vita divina l’umanità. Insieme alla morte è vinto l’inferno, il diavolo. Le porte degli inferi che tenevano imprigionato l’uomo sono distrutte. Si vedono sparse nel baratro chiavi, chiodi e Lui posa sulla porta distrutta. Nell’Ade, al posto dell’uomo, viene precipitato il diavolo incatenato, impedito così di nuocere l’uomo redento e liberato. Il Cristo risorto, vestito di bianco, avvolto dalla mandorla di luce, inonda di fulgore l’inferno, aiuta Adamo ad uscire dalla tomba ed appare come il Cristo glorificato nella sua seconda (e ultima) venuta».