“SIGNORE, MOSTRACI IL PADRE E CI BASTA” – Commento al Vangelo della Domenica di don Lambert

Questa invocazione di Filippo porta la firma di ogni credente. In questa supplica impaziente rintracciamo l’eco di quel desiderio indomabile che Agostino ha espresso con queste parole “ogni nostro desiderio si spegnerà̀ quando avremo raggiunto la visione di Dio”. Ed è vero ogni uomo in fondo al suo cuore porta in sé la sete di Dio. È quel desiderio di uscire dall’incertezza e dal dubbio per raggiungere la certezza. Questa certezza non può essere raggiunta escludendo Cristo che è “Via, Verità e Vita”. In quel grido pieno di fiducia di Filippo, ritroviamo l’anelito crescente dei bambini delle nostre comunità parrocchiali che per la prima volta riceveranno il sacramento dell’Eucaristia. L’augurio che ci facciamo è di aiutarli ad aderire sempre di più in Gesù, pietra viva di ogni esistenza cristiana. Filippo dà voce alle emozioni e alle sensazioni che i discepoli di Cristo stavano vivendo all’ultima cena. In effetti, Gesù avendo annunciato il tradimento da parte di uno dgioba_gesù_viaei Dodici (cf. Gv 13,21-30) e il rinnegamento di Pietro comunica la sua partenza ormai prossima (cf. Gv 13,33). I discepoli si sentono abbandonati e impauriti. Gesù non sarà̀ più̀ in mezzo a loro e con loro. Sono dunque nell’incertezza e nell’aporia, sapendo che uno di loro è un traditore e che Pietro, “la roccia” (Gv 1,42), verrà meno nella sua saldezza (cf. Gv 13,38). È davvero notte, non solo esteriormente: è notte nei loro cuori, è l’ora della prova della fede, è la crisi della comunità̀, immersa in quella solitudine angosciata e tragica in cui sembra impossibile nutrire fiducia. Nel cuore di quel sgomento, Gesù̀ con autorità li riporta alla calma e alla fiducia: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore.” Sono parole piene di speranze. Appare chiaro che il rimedio alla crisi della fede non è lo smarrimento ma la fiducia, l’allontanamento ma l’adesione. Il dubbio di Filippo sulla figura del Messia si supera fidandosi di Gesù̀. Egli non impedisce a Filippo di interrogarsi e di interrogarlo ma gli rivela che la sua stessa persona è fonte di verità̀ e di chiarezza. Nella sua risposta, Gesù garantisce qual è il futuro di ogni discepolo, di ogni cristiano: dimorare in presenza di Dio e dimorare in Dio è aderire a Cristo, icona irrevocabile del Padre. Filippo impara che conoscere il Padre non è imparare le cose sul Padre. Non è sapere le cose sul Padre ma accoglierlo. È questa appunto la “buona notizia”: che la nostra salvezza si riassume in un invito: “Vado a preparavi un posto”. Quello che conta fondamentalmente è il fare di Gesù̀, il suo essere e il nostro essere in Lui. Il primo gesto che ci spetta è accogliere. La mensa del regno di Dio non si paga alla romana, Gesù̀ ha pagato per tutti. Anzi, Gesù è il cibo di vita eterna per tutti. (Don Lambert)