«ASCENDE IL SIGNORE TRA CANTI DI GIOIA» – Commento al Vangelo della Domenica di don Lambert

Oggi il Signore Gesù ascende verso suo e nostro Padre. Sembra uno di quei racconti dove la linea di demarcazione tra la verità e la fantascienza è sottile. In realtà non lo è. Perché nell’Ascensione professiamo una verità di fede fondamentale: Gesù, una volta risorto, sale al cielo, entra nel cielo non semplicemente in spirito ma in spirito e corpo. Ovviamente, però, non è lo stesso corpo di prima, è un corpo diverso, un corpo non soggetto più al dolore e alla corruzione, un corpo non più sottoposto alle regole dello spazio e del tempo, un corpo sciolto dalle coordinate dentro cui solitamente ci muoviamo. È un corpo glorioso. È un corpo trasfigurato. Non è un caso che Matteo colloca questo evento su un monte. Mi fa pensare alla Trasfigurazione. Celebrare la festa dell’Ascensione in qualche modo è riaffermare la fede in un Dio che trasfigura e cambia il senso della nostra storia. Ma celebrare l’ascensione del Signore significa soprattutto un’altra cosa. Significa ricordarsi che la nostra vita non ha solo una direzione orizzontale ma anche c’è anche quella verticale. La nostra esistenza troppo spesso ci spinge ad abbassare lo sguardo, a tenerlo fisso sulle preoccupazioni e sugli affanni di ogni giorno. Questa prospettiva delle cose, a lungo andare, ci fa scordare che sopra la testa abbiamo un cielo, che dietro alle cose su cui abbiamo lo sguardo e il cuore c’è un orizzonte, una profondità, c’è dell’altro. Ciò che solitamente i nostri occhi fissano non sono cose ultime ma cose “penultime”. Il cristiano è colui che sa guardare oltre le cose “penultime” alle cose ultime, a quell’orizzonte a cui tutti e tutto siamo chiamati. Ciò, però, non deve distrarci dalla realtà, deve semplicemente portarci a riconsiderarla nella direzione giusta. Ecco perché i discepoli sono chiamati a guardare al futuro: “ Andate in tutto il mondo e battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Battezzare non vuole dire costringere, convincere o opprimere attraverso la fede. Significa proporre. È un gesto di libertà. Dietro ogni sacramento c’è la proposta di mettere l’altro in contatto con Gesù. L’augurio che facciamo alle famiglie che in questa domenica celebrano i sacramenti  (battesimo e eucaristia) è quello di continuare a indicare con le parole e l’esempio la strada che porta a Gesù. Infatti, non si può insegnare e trasmettere il Vangelo senza viverlo e senza viverne! Questo è il compito dei discepoli, che in quell’ora in Galilea sono veramente piccola comunità (undici): un compito che non guarda alla pochezza, né all’inadeguatezza di chi lo svolge ma alla promessa di chi ha chiesto di viverlo e annunciarlo. La promessa di Gesù in cui mettere fede e speranza è: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. In questa festa che sembra segnare la fine di un percorso scopriamo piuttosto l’inizio di uno nuovo. Nell’ascensione si celebra la nuova e definitiva alleanza con la quale Dio si è legato al suo popolo: “Io sarò il vostro Dio, io sarò il Dio-con-voi”. Questa è l’ultima parola del vangelo, questa è la nostra fede: il Signore Gesù Cristo è con noi sempre. Nell’inviarlo nel mondo, il Padre aveva rivelato attraverso il suo messaggero: “Sarà chiamato Emmanuele, Dio-con-noi” (Mt 1,23; Is 7,14); ora Gesù assume pienamente e definitivamente questo nome ricevuto dal Padre per l’eternità. Dio aveva detto a Mosè: “Io sarò con te” (Es 3,12), e Gesù Cristo lo dice a ciascuno di noi, battezzato nel suo nome, cristiano che porta il suo nome e tenta di vivere, di osservare il suo Vangelo. Gesù ascende per rimanere. Gesù ascende per fare crescere i suoi discepoli. Chi veramente ama sa fare un passo indietro per aiutare l’altro ad essere protagonista della propria storia. Don Lambert

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