70 X 7 = SEMPRE – Commento al Vangelo della Domenica di Don Sandro

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Nel brano di vangelo che precede quello di oggi, Gesù offre “regole” di vita comunitaria in situazione di conflitto, introdotte da: “Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te…” (Mt 18, 15-18). Nel brano di questa domenica è Pietro invece a introdurre così: “Se il mio fratello commette colpe contro di me…”. Sullo sfondo non dobbiamo dimenticare la volontà del Padre: “… che neanche uno di questi piccoli si perda” (Mt 18,14), nel suo cercare, mai rassegnato, la pecora smarrita. Il perdono è dunque un amore senza misura, sproporzionato potremmo dire. Il merito non c’entra. La regola dell’amore che perdona non è70x7 un amore “misurato”, ma è dilatato sull’estensione della misericordia di Dio, dunque “smisurato”. Il “fino a sette volte” è una misura generosa, ma ancora frutto di calcolo. Il perdono è un’esperienza che ha al centro l’io e due connessioni fondamentali: una che lo precede, il Padre misericordioso; e l’altra che lo segue, il fratello. L’esclusione del perdono causa un’interruzione nella circolarità Dio Padre – Io – Tu. La chiusura dell’io verso una delle due relazioni fondamentali provoca una sorta di “infarto” spirituale. L’uccisione” dell’altro non è il trionfo, ma il “suicidio” dell’io! L’antidoto è il perdono che apre la via alla comunione. Si tratta, in realtà, semplicemente di lasciarsi contagiare dall’amore sproporzionato che ci precede: quello del Padre. E’ Lui la sorgente di quell’amore smisurato che ha manifestato in Cristo crocifisso! Sì, il perdono è un amore “esagerato”, è qualcosa di “divino”… Chi perdona ama “da Dio”! E questo perché sa di essere “divinamente” amato. Don Sandro

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35)

 In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.  Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.  Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».