DI CHI E’ L’IMMAGINE? – Commento al Vangelo della Domenica di don Sandro

Nel famoso brano di vangelo di questa domenica sul tributo a Cesare a Gesù viene tesa un’insidiosa trappola: si presentano a lui due fazioni politicamente contrapposte, ma unite dall’intento di trovare un pretesto per accusarlo. Il problema posto è: pagare o no le tasse a Roma? La moneta che Gesù si fa dare riporta l’immagine e l’iscrizione dell’autorità che l’ha coniata, moneta che peraltro non disprezzano di possedere e usare gli stessi nemici dei dominatori romani. Su questo punto Gesù rimanda a un principio di giustizia e lealtà: “rendete a Cesare quello è di Cesare”. Non entriamo in una questione complessa, ma troppo spesso ci mostriamo indulgenti con noi stessi nel dovere di pagare le tasse, dimenticando che servono per provvedere ai beni e ai servizi di cui si avvale la collettività e di cui anche noi ci serviamo. Tuttavia la questione della tasse offre a Gesù l’occasione di aggiungere un importante insegnamento sulla visione di vita: “rendete … a Dio quello moneta_cesareche è di Dio”. Sulla moneta che gli mostrano è impressa l’immagine di Cesare, ma sul volto di me stesso, di ogni creatura umana, di ogni mio simile quale immagine è impressa? Non siamo forse fatti a immagine e somiglianza di Dio? Riterrò di essere leale con Lui se dico una preghiera ogni giorno, faccio il bene quando posso con un’elemosina, se perfino vado a messa tutte le domeniche? Ma se tutta la mia persona è di Dio, posso comportarmi con Lui come davanti a un esattore di tasse? Perché se così fosse è naturale che mi verrà la tentazione di “evadere”.  No, il rapporto con Dio è questione di vita, non di tasse. “Rendere a Dio quello che è di Dio” significa ricambiare il suo infinito amore riamandolo con tutto noi stessi e amando il nostro simile come noi stessi. Sì, perché qualsiasi nostro prossimo porta impressa l’immagine  di Dio, e non può essere ridotto a oggetto per fare mercato. E’ in gioco l’inestimabile valore della persona umana, uscita dal “conio” di Dio. Don Sandro

Dal Vangelo secondo Matteo (22, 15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».  Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».  Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».