“La mia autostrada per il Cielo”. Storia di Carlo Acutis

Nel tempo di tante Prime Comunioni proponiamo la storia luminosa di un ragazzo del nostro tempo innamorato dell’Eucaristia riportando la presentazione della sua biografia (Nicola Gori, Eucaristia: la mia autostrada per il cielo. Biografia di Carlo Acutis, Ed. San Paolo Cinisello Balsamo, 2007. € 14,00).

Carlo Acutis (1991-2006) muore a soli 15 anni a causa di una leucemia fulminante, lasciando nel ricordo di tutti coloro che l’hanno conosciuto un grande vuoto ed una profonda ammirazione per quella che è stata la sua breve ma intensa testimonianza di vita autenticamente cristiana. Da quando ha ricevuto la Prima Comunione a 7 anni, non ha mai mancato all’appuntamento quotidiano con la Santa Messa. Cercava sempre o prima o dopo la celebrazione eucaristica di sostare davanti al Tabernacolo per adorare il Signore presente realmente nel Santissimo Sacramento. La Madonna era la sua grande confidente e non mancava mai di onorarla recitando ogni giorno il Santo Rosario. La modernità e l’attualità di Carlo si coniuga perfettamente con la sua profonda vita eucaristica e devozione mariana, che hanno contribuito a fare di lui quel ragazzo specialissimo da tutti ammirato ed amato. Per citare le stesse parole di Carlo: “La nostra meta deve essere l’infinito, non il finito. L’Infinito è la nostra Patria. Da sempre siamo attesi in Cielo”. Sua è la frase: “Tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie”. Per orientarsi verso questa Meta e non “morire come fotocopie” Carlo diceva che la nostra Bussola deve essere la Parola di Dio, con cui dobbiamo confrontarci costantemente. Ma per una Meta così alta servono Mezzi specialissimi: i Sacramenti e la preghiera. In particolare Carlo metteva al centro della propria vita il Sacramento dell’Eucaristia che chiamava “la mia autostrada per il Cielo”. Carlo era dotatissimo per tutto ciò che è legato al mondo dell’informatica tanto che sia i suoi amici, che gli adulti laureati in ingegneria informatica lo consideravano un genio. Restavano tutti meravigliati dalla sua capacità di capire i segreti che l’informatica nasconde e che sono normalmente accessibili solo a coloro che hanno compiuto studi universitari. Gli interessi di Carlo spaziavano dalla programmazione dei computer, al montaggio dei film, alla creazione dei siti web, ai giornalini di cui faceva anche la redazione e l’impaginazione, fino ad arrivare al volontariato con i più bisognosi, con i bambini e con gli anziani. ​Era insomma un mistero questo giovane fedele della Diocesi di Milano, che prima di morire è stato capace di offrire le sue sofferenze per il Papa e per la Chiesa. “Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita”. Con queste poche parole Carlo Acutis, il ragazzo morto di leucemia, delinea il tratto distintivo della sua breve esistenza: vivere con Gesù, per Gesù, in Gesù. (…)“Sono contento di morire perché ho vissuto la mia vita senza sciupare neanche un minuto di essa in cose che non piacciono a Dio”. Anche a noi Carlo chiede la stessa cosa: ci chiede di raccontare il Vangelo con la nostra vita, affinché ciascuno di noi possa essere un faro che illumina il cammino degli altri. (…) Carlo ha pure una tenera devozione alla Madonna, recita fedelmente il Rosario e sentendola Madre amorosa, le dedica i suoi sacrifici come fioretti. Questo ragazzo sociologicamente uguale ai suoi compagni di scuola, è un autentico testimone che il Vangelo può essere vissuto integralmente anche da un adolescente. La breve esistenza, protesa alla meta dell’incontro con Cristo, è stata come una luce gettata non solo sul cammino di quanti l’hanno incrociato sulla propria strada, ma anche di tutti coloro che ne conosceranno la sua storia. Sono più che fiducioso che questa prima biografia di Carlo Acutis curata dal dott. Nicola Gori, con la sua riconosciuta capacità descrittiva aiuterà gli adolescenti di oggi, così problematici e tanto condizionati dai mass media, a riflettere sul significato della vita e sui valori evangelici come piena realizzazione di essa. Guardando a questo adolescente come a un loro compagno, che si è lasciato sedurre dall’amicizia per Cristo, e proprio per questo ha sperimentato una gioia più vera, i nostri ragazzi saranno messi in contatto con una esperienza di vita che nulla ha tolto alla ricchezza dei giovani anni adolescenziali, ma li ha valorizzati ancora di più. La testimonianza evangelica del nostro Carlo non è solo di stimolo per gli adolescenti di oggi, ma provoca i parroci, i sacerdoti, gli educatori a porsi degli interrogativi sulla validità della formazione che essi danno ai ragazzi delle nostre comunità parrocchiali e come rendere questa formazione incisiva ed efficace. Padre Michelangelo Tiribilli, abate