Il culto dei defunti a Montegranaro

(Di Daniele Malvestiti).Quando parliamo del culto Cristiano dei morti, ci riferiamo alla manifestazione della pietà rivolta ai defunti, pietà che si manifesta con riti funebri, nella realizzazione di adeguati cimiteri, e soprattutto nel modo in cui si conserva la loro memoria. A Montegranaro il culto dei defunti è sempre stato molto praticato, rispettato, onorato ed anche adeguatamente commemorato, come testimonia la continua frequentazione del nostro camposanto e la grande partecipazione alle pratiche liturgiche ed alle relative processioni. Sin dall’epoca successiva a quella dell’Impero Romano, i defunti furono seppelliti sotto il pavimento delle chiese ma poi, dal medioevo in avanti, si cominciò a sotterrarli attorno alle stesse strutture religiose. Da allora in poi, la sepoltura si effettuò infatti nelle zone limitrofe alle chiese, purché zone “consacrate”. Le inumazioni dovevano insomma avvenire “… ad sanctos et apud aecclesiam….”, ossia vicino ai santi e presso le chiese. La nuova pratica fece dunque sorgere numerosi e piccoli cimiteri adiacenti a chiese parrocchiali ed a monasteri e fu così che, praticamente, ogni parrocchia ebbe il suo piccolo cimitero. Ad esempio, si legge nel corrispondente “Libro dei morti”, che Giovanni, pronipote di San Serafino, morto nel 1649 a soli 16 anni, fu sepolto nel cimitero della parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo. Riguardo alla chiesa del Santissimo Salvatore (oggi teatrino parrocchiale), si legge invece che a sinistra dell’altare maggiore, c’era l’altare del SS. Crocefisso, sotto di cui ancora si trovava il cimitero e, in una annotazione del 1814, si legge inoltre che il nuovo cimitero di quella chiesa si stava costruendo esternamente “…nella parte boreale, adiacente alla chiesa…”. Nel 1959 circa, la medesima chiesa del SS. Salvatore fu poi trasformata in “Circolo parrocchiale” e rifacendo il pavimento, si ritrovarono i resti di diverse antiche sepolture. Anche per la chiesa di San Francesco, appartenente ai frati Francescani minori Conventuali, si trovano annotazioni sull’esistenza di un “cemeterio” adiacente a quel tempio. Questa pratica di sepoltura continuò sino all’epoca della Rivoluzione francese quando, un decreto del 1806, vietò il seppellimento dentro le chiese e nell’ambito della città, stabilendo che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine. Ebbero così vita gli attuali cimiteri. Intanto a Montegranaro, nel 1646 la nobile famiglia dei Conventati, allo scopo di farne la tomba di famiglia, in un terreno di loro proprietà in contrada “Cima di colle”, aveva fatto edificare una cappellina intitolata alla SS. Trinità. Quando, nei primi decenni dell’ottocento, divenne obbligatorio costruire cimiteri al di fuori delle mura, le autorità comunali pensarono che il cimitero municipale potesse realizzarsi proprio nei pressi della cappellina dei Conventati. Il primo cimitero montegranarese nacque dunque nei pressi di via Piave e alle spalle della suddetta chiesetta della SS. Trinità, oggi quasi del tutto crollata e così dalla gente quello fu ricordato come cimitero di “Cima di Colle” o della “Trinità”. Ma oltre settant’anni dopo, nel 1892, l’Ufficiale Sanitario Comunale, attestò che il cimitero di “Cima di colle” non era più rispondente ai regolamenti vigenti, non solo perché ormai troppo piccolo, ma soprattutto perché costruito in terreno tanto acquoso, argilloso e permeabile, da far marcire le casse con grande facilità. A causa di ciò, specie dopo piogge intense, capitava infatti di trovare in superfice resti delle casse marcite ed anche di ossa dei defunti. La situazione era così orribile che la gente chiamava quel luogo “lazzaretto”, utilizzando la denominazione di un luogo quasi da evitare, come ci fosse reale pericolo di contagio. Fu così che nell’anno 1892, il Municipio approvò il progetto per la realizzazione di un nuovo cimitero in regola con le disposizioni di legge, che fu poi effettivamente costruito in un terreno a sud del paese, a circa un chilometro e mezzo dall’abitato, lungo la strada per Fermo, in una contrada allora detta “Cerqueto”, espropriando un grande fondo incolto dell’Ospedale Civile. Il nuovo cimitero, ossia l’attuale, tutto compreso entro un muro perimetrale in laterizio, composto da 14 cappelline funerarie, dal loggiato con le numerose tombe poste in vendita dal Comune, da una grande tomba comune, dalla chiesetta centrale prospicente l’ingresso, e da venti spazi delimitati da siepi per la sepoltura a terra, fu gratuitamente progettato dal montegranarese Virginio Tombolini, che allora rivestiva la carica di Ingegnere Capo della Provincia di Macerata. Il nuovo camposanto venne solennemente inaugurato il 1° settembre 1900, risultando per quei tempi uno dei più belli dell’intera provincia. Fu allora uno straordinario avvenimento perché finalmente i montegranaresi potevano disporre di un luogo dove esercitare dignitosamente il proprio culto. Oggi il nostro cimitero è praticamente inglobato nell’abitato periferico della nostra cittadina e si è enormemente sviluppato nelle zone sottostanti. In ogni tempo, però, è stato sempre meta della quasi totalità dei montegranaresi che, il venerdì, il sabato e la terza domenica di maggio partecipano alla pratica devozionale delle “Quarant’ore” e, nel periodo di novembre dedicato alla commemorazione dei defunti, lo affollano, per visitarlo e per partecipare alle numerose celebrazioni eucaristiche. Possiamo dunque concludere affermando che, secondo la tradizione, Il culto dei montegranaresi per i defunti comincia subito dopo il decesso del proprio caro, con l’attenzione con cui si assiste, si prepara e si veglia la sua salma, con la cura e la pulizia che si dedica al suo sepolcro e soprattutto con la dedizione con cui si mantiene vivo il suo ricordo, pregando per lui, esercitando così la nostra fede e facendo appello alla infinita misericordia di Nostro Signore.