Attratta da un Amore più grande: la vocazione di Suor Caterina

A cura di Daniele Malvestiti. Sabato 2 febbraio 2019, festa della Presentazione al Tempio di Nostro Signore Gesù Cristo (Candelora), tutta la Chiesa celebra la 23^ giornata mondiale della Vita Consacrata. Sarà l’occasione per rendere grazie a Dio per il prezioso dono di tante religiose, religiosi e anime consacrate che, vivendo ogni giorno in comunione col Signore, si prodigano nell’affidare questa nostra umanità a Dio, nella preghiera e nel servizio, a favore dei bambini, delle famiglie, dei poveri, dei malati, di tutti. Sarà anche l’occasione per implorare da Dio il dono di numerose altre vocazioni, vocazioni solide che, vivendo autenticamente la povertà, la castità e l’obbedienza siano capaci, a loro volta, di attrarre a Cristo e alla Chiesa altre sorelle e fratelli. Dicendo di sì a Nostro Signore, essi non si appartengono più, perché sono di Cristo e della Chiesa. Da questa appartenenza, sorgente di grazia, viene la loro capacità di vivere la radicalità dell’amore, che permette di fare della loro vita un dono prezioso ai fratelli.  A Montegranaro abbiamo diverse sorelle e fratelli che vivono la vita consacrata. In particolare abbiamo voluto porre qualche domanda ad una nostra concittadina che ormai da 18 anni vive nel Monastero delle Benedettine di Santa Caterina a Santa Vittoria in Matenano. Nella vita secolare il suo nome era Fiorella Tocchetto, ma ora il suo nome è Suor Caterina.

– Suor Caterina, come è maturata questa importante scelta della tua vita?

«Rincorrevo il sogno del matrimonio, quale piena realizzazione della mia vita ed ho incontrato sì delusioni, ma anche tante gioie. Tuttavia albergava nel mio cuore un’insoddisfazione di fondo, che ad un certo punto della mia vita non mi ha dato tregua e mi ha spinta ad iniziare un cammino di discernimento, durato tre anni, alla scoperta del progetto di Dio su di me. Credo che la mia vocazione affondi le radici nelle preghiere della nonna materna quando ero fanciulla, e approdi nella presa di coscienza di essere chiamata ad un Amore più grande, che non poteva limitarsi ad una sola famiglia, ma che esige di aprirsi a tutta la famiglia umana».

– Hai provato dubbio, incertezza all’inizio, oppure eri sicura della tua scelta?

«Quando sono arrivata in Monastero non ero sicura di niente. Provavo tutta la lacerazione del distacco dalla mia famiglia e dalle mie “sicurezze”, ma più forte era il bisogno di rispondere a quell’Amore di Gesù, totalmente gratuito e indifeso, talmente “nudo” da perdersi in me, che sono niente».

– Come sono organizzate le tue giornate?

«Le mie giornate sono scandite dall’ Ora et labora, quindi dalla preghiera con i suoi momenti: Ufficio delle letture, Lodi, Messa, Terza, Sesta, Nona, Lectio divina, Vespro e Compieta. Poi il lavoro: dal ricamo alla manifattura delle ostie; dalle pulizie alla cucina… a qualsivoglia mansione la mia comunità abbia bisogno, purché la Parola pregata divenga vita vissuta».

– A Suor Caterina cosa manca di Fiorella? Vedere le immagini e leggere qualcosa a riguardo del Monastero dove vivi, mi ha dato l’idea di un’oasi felice di pace e mi viene spontaneo chiederti se, riguardo alla vita “laica” di prima, senti la mancanza di qualche cosa?

«A Suor Caterina manca solo che Fiorella, con le sue fragilità e i suoi limiti, le lasci sempre più spazio per crescere nelle virtù evangeliche. Non ho nostalgie, perché davvero il Signore mi ha dato di vivere in un fazzoletto di paradiso. Non mancano le difficoltà, i momenti bui, le potature, ma indicibilmente più grande è la gioia per il suo Amore fedele, che chiede solo “un piccolo grande amore”».