Dio o mammona?

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Commento al Vangelo della domenica 22 settembre 2019 di don Sandro. Le parabole in genere sono di facile e immediata comprensione, ma quella al centro del vangelo odierno lascia un po’ sconcertati con l’elogio finale del padrone verso l’amministratore disonesto. Ho trovato però un commento che finalmente aiuta a entrare nel senso profondo di questa Parola, alla luce del contesto del vangelo di Luca (padre S. Fausti). Il brano che precede, ascoltato domenica scorsa, delle tre parabole della misericordia (la pecora e la moneta perdute e ritrovate, la parabola del padre buono e dei due figli) ci ha mostrato il volto del Padre e ha risposto alla domanda “chi è Dio per noi”. Il vangelo di oggi risponde alla domanda “che fare” noi chiamati a diventare come lui. L’incontro con il Signore che perdona, condona e usa misericordia invita i discepoli a vivere come lui, abbandonando la cupidigia, l’avarizia, l’attaccamento ai beni di questo mondo. Prima o poi arriva per tutti il momento in cui il Signore chiederà di “rendere conto dell’amministrazione”: la morte. “Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò” (Gb 1,21). Tutto quello che ci appartiene, tutto ciò che usiamo non è propriamente nostro, ma noi siamo semplicemente “ammi-nistratori”. I beni ci sono affidati non per accumularli e usarli per sé, ma per condividerli e donarli. L’amministratore della parabola finalmente lo capisce e si mette a donare quei beni che fino a quel momento aveva trattenuto per sé. Di fronte alla possibilità di perdere tutto, decide di farsi amici con le ricchezze ingiustamente usate. In effetti i beni di questo mondo possono essere usati in modo tale da fomentare ostilità, inimicizie e guerre, oppure possono essere usati per creare giustizia e fraternità, anticipazione del regno dei cieli. Da chi o cosa facciamo dipendere la vita? Da Dio o da mammona? Don Sandro

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16, 1-13

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».