Un campo per “prendersi cura”. Giovani dell’AC del Fermano

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Di Giulia Lucentini. Rieccoci qui! Un’altra estate non è passata senza che i ragazzi dell’Azione Cattolica non si siano regalati un tempo per riflettere e meditare lontano da casa, per una settimana a Fai della Paganella, in Trentino. Siamo andati sulle montagne tanto amate da San Giovanni Paolo II, i luoghi in cui lui si ritirava per meditare o anche solo per perdersi per un po’ nella natura e contemplare la meraviglia del Creato. Con il titolo “Io in questo mondo” abbiamo affrontato il tema del prendersi cura. Nonostante fossimo lontani, sconnessi da tutto, abbiamo visto dei volti, ascoltato delle parole che ci hanno toccato nel profondo; come quelle di Lino Zani, istruttore di sci e amico di papa Giovanni Paolo II, che con una semplicità disarmante (e dopo una bella scarpinata fra le rocce) ci ha raccontato un volto del papa più insolito, intimo. Tutto ciò ci è servito per capire che prendersi cura di se’, della propria fede, degli altri, del Creato, delle nostre comunità parrocchiali e della società civile, non è solo un atto di cortesia, ma una sorta di “bisogno” che sentiamo in quanto cristiani veri, credenti e non “religiosi” attaccati a dogmi che rispettiamo solo per tradizione o solo quando entriamo in chiesa.  Si dice che quando si viaggia, la persona che torna non è mai la stessa di quella che è partita. Vero. Ma è anche vero che quando si ricomincia con il tran tran quotidiano, tutti torniamo ad essere i soliti disastri. E allora che cosa rimane delle attività? Dei momenti di preghiera e riflessione? E di quelli di condivisione e verifica? Niente, se li lasciamo nello scatolone dei ricordi.  La sfida è ricordare che prendersi cura non è niente di astratto, ma quanto di più concreto possiamo fare. Per prendersi cura di qualcuno o qualcosa, non c’è bisogno di gesti eclatanti e riflettori. Basta l’intimità di una preghiera, di una carezza, di un braccio che sostiene chi inciampa. Basta mettere a servizio un talento fino a farlo diventare una passione per aiutare chi, senza di te, forse non riuscirebbe. Prendersi cura non è “impicciarsi”, ma esserci. Ci sono nei momenti di gioia e in quelli bui.  Ci sono anche quando mi risulta difficile. Ci sono nonostante i miei difetti, perché noi tutti siamo preziosi agli occhi di chi ci ama, primo fra tutti, Dio. Ci sono, ti accompagno, inciampo insieme a te, ma non ti lascio solo.