Di Giulia Lucentini. La pazienza è una di quelle cose che ci manca sempre. La perdiamo in continuazione, come le chiavi di casa, gli ombrelli e i libri negli autobus. Per ritrovare queste ultime cose devi essere fortunato o sperare che qualcuno le riconosca e le riporti proprio a te… ma con la pazienza come si fa? C’è un modo per recuperarla? Qualcuno ce la può riportare? C’è una sorgente di pazienza da cui ricaricarsi? San Giacomo apostolo ci dice: “La vostra fede, messa alla prova, produce pazienza”. Eccola la fonte: la nostra Fede, la nostra Fede sgangherata e zoppicante che, se tenuta viva, ci aiuta ad avere pazienza. Ma che cos’è in fondo la pazienza? Cosa significa essere pazienti nella vita e davanti alle prove? A questo risponde il Papa, che subito distingue la pazienza cristiana dalla “rassegnazione” e dall’atteggiamento della “sconfitta”, mostrandola invece come la “virtù” di “chi è in cammino”, non di chi è “fermo” e “chiuso”: “La forza di andare avanti, questo è pazienza, non è rassegnazione, ma la virtù che viene quando uno è in cammino. La parola stessa, porta con sé un significato che esprime senso di responsabilità, perché il “paziente” non lascia la sofferenza, ma la porta su, e lo fa con gioia e letizia, ‘perfetta letizia’. La pazienza significa “portare su” e non affidare a un altro il peso del problema che stai portando tu: “Questa è la mia difficoltà, è il mio problema. Mi fa soffrire? Eh, certo! Ma lo porto, lo porto io”. Portare su. E la pazienza è anche la sapienza di saper dialogare con i propri limiti. Ci sono tanti limiti nella vita ma l’impaziente non li vuole, li ignora perché non sa dialogare con essi per qualche fantasia di onnipotenza o forse di pigrizia.” Il tempo di avvento, che oggi iniziamo a vivere, ci aiuta proprio in questo: ricordarci che la pazienza non è solo una cosa che dobbiamo dimostrare di avere verso gli altri, ma una grazia che ci è stata concessa, da mostrare soprattutto verso noi stessi, verso i nostri limiti e le nostre mancanze. La pazienza che dobbiamo avere, è la tenacia di chi cammina, sicuro che la pienezza che lo attende alla fine, ma anche durante il cammino stesso, sarà valsa tutte le fatiche e le sofferenze. Durante questo Avvento ci auguro di riuscire a riconoscere i nostri limiti, di imparare a guardarli in faccia e dialogare con loro e saperli portare in braccio, con un po’ di fatica forse, ma sempre affiancati da chi ci ama ed è felice di condividerne il peso con noi. Che la pazienza ci accompagni come Fede viva, presente nella nostra vita e ci guidi alla gioia dell’arrivo della Luce.