La Santa Casa di Loreto: una porta aperta per tutti

Di Raissa Millevolte. Cari lettori e lettrici, la notizia più luminosa di questa settimana è senza dubbio l’inaugurazione dell’anno giubilare a Loreto, domenica 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione di Maria, evento benevolmente concesso dal Pontefice, in occasione del centenario della proclamazione della Madonna di Loreto, quale patrona degli aeronauti. Il delegato pontificio, Monsignor Fabio Dal Cin, lo ha annunciato ufficialmente nella sala Paolo VI della Basilica, il 4 dicembre scorso, comunicando anche che alle 15:30 di domenica si terrà una processione solenne con l’apertura della Porta Santa. Loreto è un luogo di culto particolare, tanto per la sua storia documentata che si intreccia alla leggenda, quanto per il tesoro che la Basilica custodisce nell’involucro protettivo in marmo ideato dal Bramante, ovvero una stanza con una porta, una finestra (quella dell’Annunciazione) e tre delle quattro pareti originali della casa della Sacra Famiglia a Nazareth. San Pio da Pietrelcina, secondo le testimonianze dei figli spirituali, avrebbe raccomandato più volte di andare in pellegrinaggio in Santa Casa, poiché ivi Maria passeggia lungo i corridoi, facendo sentire la Sua presenza in un clima di calda intimità, quale è difficile trovare altrove. In effetti a Loreto ci si sente a casa, accolti benevolmente dalla Madonna, dopo aver raggiunto la sommità della collina sulla quale riposa da secoli la Basilica. Confesso, con una nota di orgoglio, le mie origini loretane e la partecipazione sentita a questo Giubileo, poiché Loreto è la mia città natale ed è parte della mia essenza. Fin da bambina andavo a messa con mia nonna e la mia famiglia e ricordo che correvo trafelata in salita per arrivare in tempo, accompagnata dalle campane che suonavano a festa, come per darmi il benvenuto. Quel campanile e la cupola, nei miei occhi di fanciulla, erano un cavaliere e la sua dama, mentre la Madonna Nera, con le sue vesti dorate e sfavillanti, era la Regina del mio cuore. Ancora oggi, dopo tanti anni, la Mamma Celeste regna in Santa Casa in tutto il Suo splendore, ed abita il mio cuore allo stesso modo di quando ero piccola, senza condizioni, in una comunione totale di Spirito che permette all’anima di volare alto, sopra le amarezze, a dispetto delle avversità, che come venti gelidi si scagliano in questa landa tempestosa che spesso è la nostra vita. Secondo la leggenda della traslazione più di settecento anni fa la gente del posto venne destata da una luce immensa che dal cielo illuminava tutto il paesaggio e, quando il sole sorse dal mare, una casetta tenuta sospesa da angeli si librava nell’aria, fino a posarsi su un colle coperto da un bosco di lauri. Oltre il mito, la scoperta dell’archiatra pontificio, Giuseppe Lapponi, che agli inizi del 1900, consultando un plico negli Archivi Vaticani, scoprì un documento del 1294, con l’elenco notarile dei beni dotali di Margherita Angeli, andata in sposa a Filippo II D’Angiò, tra i quali si contavano le “Sante Pietre portate via dalla Casa di Nostra Signora”. Sarebbe dunque stata una nobile famiglia bizantina  di nome Angeli a salvare  nel XIII secolo i materiali della Santa Casa dalle insidie degli arabi, per conservarle a Loreto, dove l’illustre casato aveva  dei terreni. La fede, la devozione alla Madonna, dovrebbero spingere già in se stessi i credenti a visitare questo luogo sacro, tanto più in occasione di questo straordinario Giubileo. Mi permetto anche di aggiungere che Loreto è Casa in senso universale, poiché Gesù, per mezzo di Maria chiama tutti, anche coloro che non hanno ancora scoperto il Suo Amore infinito ma che possono, in questo tempo di Grazia, raggiungere questo colle e lasciarsi sorprendere da tanta bellezza. Un saluto, Raissa.