Aprire l’orecchio per aprire gli occhi Domenica della Parola di Dio

Cari lettori e lettrici, con la Lettera Apostolica “Aperuit illis” il Pontefice ha stabilito che la III domenica del tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio. L’invito di Francesco, rivolto a tutti, è alla lettura e meditazione quotidiana della Sacra Scrittura, per coglierne la Bellezza della trama e vederla intrecciata sapientemente dalle mani di Dio nella nostra vita. Il titolo della Lettera “Aperuit illis”, dal latino “Aprì loro” richiama il Vangelo di Luca (24,45) e due momenti salienti, in particolare. Il primo è riferito ai due discepoli in cammino verso Emmaus, nel giorno di domenica. L’evangelista li descrive con il cuore affranto per quello che hanno visto, la Passione di Gesù crudelmente crocifisso sul Golgota, sono delusi ed impauriti per la sorte del loro Maestro. Si tratta forse di una delle pagine più belle del Vangelo per la spontaneità narrativa di Luca che riesce a proiettare il lettore lì, accanto a quei due uomini, a condividerne l’amarezza personale, oltre il tempo della storia. Eppure ecco che Gesù in persona si accostò e camminò con loro. Il Mistero sta proprio nella rivelazione del Messia che come un Viandante li interroga sul perché della loro tristezza. Dopo averli ascostati Egli li ammonisce per la fragilità della loro fede e cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui. I discepoli sono affascinati dalla Sua intelligenza, si lasciano attrarre dalla Sua Parola e Lo pregano di restare con loro. Questo è il primo passo nella vita di un credente, quando ci avviciniamo alla Parola che è Sapienza e nella sua essenza cattura, seduce. La scena poi cambia, i tre sono a tavola, Gesù prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Il testo (Lc 24,31) “Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”, ci permette di intendere che solo in quel momento lo riconoscono come il loro Maestro. Il miracolo avviene nella Eucarestia, dove il corpo ed il sangue di Cristo ci rendono figli di Dio, ci fanno come Lui, poiché la fiamma ardente della carità nel cuore ci santifica. Il secondo momento si svolge a Gerusalemme, dove i due discepoli ritornano per raccontare agli Undici ed agli altri ciò che è accaduto e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane. Ancora una volta il Maestro ritorna ed “aprì loro la mente per comprendere le Scritture” (Lc 24,45): questo è il tempo in cui i discepoli di Gesù ricevono la grazia dall’alto della purificazione della mente che, nello stato naturale, acquisisce le intuizioni che il Signore rivela. Questa condizione è necessaria per dare testimonianza alla Verità, missione di ogni cristiano autentico. Francesco invita per primi i sacerdoti a raccogliere questa sfida, esaltando il carattere quasi sacramentale dell’omelia, nella quale va utilizzato un linguaggio semplice ed adatto a tutti, poiché la Bibbia non è un libro per pochi eletti, per circoli o gruppi di prescelti, è il libro di tutto il Popolo del Signore. Occorre inoltre avere fiducia nell’azione dello Spirito Santo che oltre ad ispirare la Chiesa nella lettura delle Sacre Scritture e nel ruolo di interpretazione del Magistero, continua ad operare quando ogni credente fa della Parola la propria norma spirituale. In questa giornata il Maestro, come ai discepoli, ci viene incontro e ci chiede se davvero vogliamo essere il Popolo di Dio ed accogliere le sfide del nostro tempo, le prove della nostra vita, per ascoltare la Sua Parola, con ubbidienza ed umiltà, pur nell’amarezza di vederla rifiutata da molti. Questo per Amore, per la Fede e per restare sempre con Lui. Un saluto, Raissa.