Quando l’amore guarisce ferite e genera vita. Il racconto di un percorso per coppie di sposi

Prosegue il nostro percorso formativo per coppie di sposi che abbiamo iniziato a seguire a Loreto in occasione del Tempo di Avvento. Nelle domeniche del 19 Gennaio e del 16 Febbraio abbiamo partecipato a due incontri animati da don Bernardino sul tema del perdono e su quello della fecondità come espressione della paternità e maternità di Dio. Quando si parla di “perdono” si fa riferimento a quei gesti che riparano le “crepe” della casa coniugale e ne rinsaldano le “mura”. Dopo un litigio se impariamo subito a perdonarci, guariscono le ferite, il matrimonio si irrobustisce e la famiglia diventa una casa sempre più solida che resiste alle scosse delle nostre piccole e grandi cattiverie […]. Sono parole forti che ci hanno colpito molto, soprattutto perché toccano un tema molto delicato: quello del perdono. La parola “per-dono” porta a donare più volte, guarisce le “ferite” che si creano nella coppia quando si litiga e fa sì che esse si trasformino in feritoie nelle quali entra una nuova Luce: quella dell’Amore di Dio che perdona sempre i suoi figli. È così che la quotidianità coniugale è anche straordinarietà perché l’amore tra noi sposi si alimenta dell’Amore del Signore che ci ha consacrati nel matrimonio e ci ha chiamati ad amare chi ci sta accanto, non per quello che fa, ma per quello che è. Dio ci chiama nella nostra storia attraverso il nostro sposo, la nostra sposa. Egli diventa, così, il nostro “orizzonte di senso” e noi, per imitarlo, dobbiamo donare il Suo Amore a chi amiamo, trattandolo come Suo figlio. Il tema della generatività e della fecondità è stato il filo conduttore dell’altra giornata di riflessione. Una fecondità intesa non solo come “fertilità” e, quindi, come attitudine a generare, ma anche come capacità di dare vita e di ricevere vita. La fecondità alimenta l’amore nella coppia, la fa crescere. La stessa presenza dell’altro è feconda e fecondante perché contribuisce a far crescere e a rafforzare l’identità del nostro coniuge. Il disegno di Dio in ognuno di noi si realizza con la Sua opera creatrice attraverso la nostra storia, il nostro essere accanto al nostro amato. Tuttavia la vera sfida è che ognuno di noi faccia essere se stesso l’altro perché diverso: è nella distinzione che costruiamo l’unione, il noi. Più ci si ama e più cresce il desiderio di rimanere distinti ma, nello stesso tempo, uniti. In questo percorso di crescita però, noi sposi non siamo più quelli di prima; se così fosse, significherebbe rimanere nello sterile ricordo di quello che fu, dell’innamoramento iniziale. Come l’ albero ha nostalgia dell’essere seme, ma il seme si trasforma in germoglio e si perde, ma poi si concretizza in qualcosa di più grande, così l’amore tra noi sposi diventa  un amore pasquale, di morte e resurrezione. Amare significa, inoltre, far sì che l’altro si valorizzi, esprima al meglio i  suoi pregi, le sue qualità accettandone anche i suoi limiti. Non basta, quindi, essere amanti, ma bisogna rendersi amabili e questo obbliga a una revisione costante del nostro essere, a metterci in discussione, ma senza per questo perdersi. Affinché accada, dobbiamo attingere a quella Sorgente che, attraverso la preghiera, ci fa scoprire che nella nostra coppia non c’è Qualcuno in più, ma Qualcuno che c’è già fin dall’inizio della nostra unione. Il prossimo appuntamento a Loreto sarà un triduo i prossimi 6 – 8 Marzo dal tema: “La casa luogo della misericordia: la Pasqua con Maria e Giuseppe”, con  Padre Marko Rupnik in occasione del Tempo di Quaresima. La partecipazione è aperta a tutte le coppie che lo desiderano. Paolo e Gabriella