Cari lettori e lettrici, venerdì 6 marzo è stato trasmesso sul canale YouTube dell’Arcidiocesi di Fermo il secondo Quaresimale di Mons. Rocco Pennacchio. L’ Arcivescovo ha offerto ai fedeli numerosi spunti di meditazione, incentrati prevalentemente sul passo del Vangelo di Matteo della seconda domenica di quaresima (17, 1-9) che descrive la Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. In questo luogo evocativo, tanto in senso biblico quanto in senso spirituale, il Maestro si reca con Pietro, Giacomo e Giovanni: ivi incontra Mosè ed Elia e ciò non è casuale ma suggerisce che Gesù rappresenta propriamente il culmine della Salvezza, che è passata per la Legge ed i Profeti. Nel monte santo Cristo assume i connotati fisici propri della Divinità che gli appartiene, il Suo volto risplende come il sole e le Sue vesti sono candide come la luce. Eppure non è questo il momento cruciale della Trasfigurazione, bensì l’arrivo della nuvola luminosa e la voce dall’alto che lascia i discepoli tanto atterriti da cadere a terra per lo spavento. “Questi è il Figlio Mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Per un credente autentico ascoltare la Parola è un impegno irrinunciabile e prioritario, poiché la forza dell’ascolto, che richiede esercizio costante e ricerca continua, supera per utilità l’evidenza immediata delle sensazioni e dei segni che spesso chiediamo al Signore. Ascoltare la Parola significa accorgersi della presenza di Dio ed accoglierla in noi, che non siamo in questa vita che un bagliore momentaneo della Sua luce eterna. La Parola provoca timore, scandalizza eppure proprio dal turbamento inizia quel processo graduale di cambiamento, di conversione che procede attraverso piccole ma costanti “trasfigurazioni” in Cristo. Cogliamo l’opportunità di questa emergenza sanitaria per ricavarci spazi di solitudine, salendo ciascuno sul proprio monte di preghiera personale e meditando sul mistero della nostra vita che è un cammino verso l’incontro con Gesù, attraverso il mistero della morte e risurrezione. Un saluto, Raissa Millevolte