Cosa si festeggia l’8 marzo? Assolutamente nulla. Quella che molti chiamano erroneamente “la festa delle donne” è in realtà una commemorazione, una giornata che richiama al passato e che guarda avanti, al presente e al futuro. Forse non tutti sanno che, la giornata viene istituita ufficialmente dall’ONU nel 1975 in memoria delle donne che avevano lottato con coraggio, con lo slogan “pane e rose” (pane: stabilità economica e rose: migliore qualità della vita) per esigere migliori condizioni di lavoro, come la riduzione dell’orario lavorativo, l’eliminazione del lavoro minorile e l’aumento dei salari e per, appunto, commemorare tutte le donne vittime dell’incendio di una fabbrica tessile di New York nel 1910, che non si sono potute salvare per la mancanza di misure di sicurezza adeguate. Detto questo, non voglio che questo giorno passi ad essere una ricorrenza negativa, bisogna coglierne il senso e rintracciarne il valore propositivo. Certo, non dispiace a nessuno ricevere un rametto di mimose, ma mi chiedo se dietro a questo gesto si riesca a cogliere un significato profondo di accompagnamento e collaborazione in tutti gli aspetti della vita. Un comunicato della presidenza della C.E.I. dice: “Alle giovani donne sentiamo di poter assicurare che lo spazio delle loro responsabilità sarà sempre più grande, in questo mondo in rapida evoluzione, e che per questo più devono ricercare quella forza interiore che viene dalla fede”. Per quanto mi riguarda, questo è l’augurio più bello che da donna spero di ricevere e come donna mi impegno a rivolgere: l’augurio di cercare la forza interiore per affrontare le sfide e le scelte che tutti i giorni si presentano. Dobbiamo avere il coraggio di “guardarci dentro” e cercare una forza che c’è sempre, anche quando ci sentiamo vuote. E poi, quando penso al coraggio delle scelte, non può non venirmi in mente Maria, che non ha scelto di dover scegliere, ma ha accettato la sfida con un coraggio che si è trasformato in completo abbandono a Dio, attraverso la fede. Avere fede è la chiave per compiere meraviglie, che si tratti di portare avanti lotte per far valere i propri diritti o di diventare madre di Dio. Tante sono le donne che nella storia (anche nella storia della chiesa) hanno dimostrato che nulla è possibile se si pretende di fare da sé. La forza di combattere viene sempre da qualcun Altro, che ci ricorda che abbiamo tutti gli strumenti per brillare ed essere luce per gli altri, in mille forme diverse. Affidarsi è il primo passo per trovare quella forza che tanto ci serve per donarci completamente, ognuno alla propria realtà. Quindi, diamo un significato più profondo alle mimose che regaliamo in questo giorno. Impregniamole di un affetto sincero, di una stima autentica, di una gratitudine silenziosa ma vera. Nella giornata internazionale della donna, ricordiamoci di tutte le donne, non solo le nostre mamme/mogli/fidanzate/sorelle/nonne, ma anche e soprattutto delle donne sole, sofferenti o anche semplicemente tristi. A tutte le donne, e agli uomini che camminano insieme, auguro di rimanere vicini, uniti, connessi con il cuore e nella preghiera, con lo sguardo che non punti solo avanti o dietro, ma anche vicino, per guardare intorno, a tutte le situazioni di sofferenza, abbandono o tristezza, e cercare di migliorare, per quanto si può, questo mondo un bel po’ malandato. Per usare una frase un po’ retorica: da soli si va più veloce ma insieme si va più lontano!Che sia una giornata di riflessione, gratitudine e comunione… anche se non ci possiamo abbracciare o stare troppo vicini, facciamolo con il cuore e ci sentiremo ancora più pieni di un amore che non è solo nostro, ma viene direttamente da Lui, con l’intercessione di Maria, donna e madre di tutti! Giulia Lucentini